VECCHI PER NIENTE

VECCHI PER NIENTE

Quali sono le immagini che abbiamo davanti agli occhi quando pensiamo ad una persona anziana, anzi vecchia? Generalmente il concetto di vecchiaia tende ad essere rimosso, è scomodo pensare ad un’età in cui si smette di produrre…produrre secondo una visione economica. Il tempo dedicato all’essere consapevole è insufficiente e tutto quello che è stato, che un tempo ha creato, viene accantonato.

Lo spettacolo cui ho assistito ieri sera, mette in luce proprio la personalità dei singoli, il proprio sé che non cambia con l’età, al contrario si rafforza e rivendica uno spazio fisico, occupato con orgoglio e lucida visione di ciò che si è rappresentato.

Il regista Nicola Russo, ispirandosi al testo “La forza del carattere” di James Hillman, mette lo spettatore davanti ad una cornice semplice e priva di riferimenti materiali, l’archetipo della vecchiaia  contiene già tanto, tantissimo da riempire il palco. In scena sono quattro le storie che non si somigliano tra loro, che fanno i conti con un passato fatto di situazioni subite e superate. Sono gli scogli che hanno fatto di loro i quattro vecchi consapevoli che siedono sulle sedie e si confrontano senza abbellimenti né dialoghi convenzionali.

Benedetta Barzini, Teresa Piergentili, Guido Tonetti e Agostino Tazzini dimostrano come in questo caso, la veridicità che contraddistingue l’interpretazione, acquisti valore proprio grazie all’onestà del riconoscersi vecchi, ma non decaduti. E’ un buon esempio di come sia stato volutamente introdotto il personale di ciascun protagonista in una maniera discreta, il necessario per rendere unica ogni storia di vita.

Sara Borsarelli e Marco Quaglia compaiono di volta in volta tracciando efficacemente con poche battute i caratteri a tratti disturbati delle figure genitoriali dei protagonisti, a ricordare come nonostante il tempo passato e la perdita di molti ricordi, chi ci ha dato la vita traccia una linea in noi che potrà essere seguita o combattuta. Nella memoria di tutti loro permane una visione giovane, ancora in fermento che non vuole lasciare spazio all’immobilità della mente e agli stereotipi della società.

Lo spettacolo è profondo, la complessità della menti non risulta affatto pesante, sicuramente non adatto a chi pensa di poter assistere alla pantomima di “quattro arzilli vecchietti”. L’impatto è reale e porta lo spettatore giovane e meno giovane a confrontarsi con una parte della vita che per molti aspetti rimette tutto in gioco. Dimostra come sia fortificante l’aver acquisito esperienza e soprattutto libertà di scelta sulla propria vita.

Il teatro di Nova Milanese – Auditorium Gioia, ha dato la possibilità di dimostrare a questa produzione il valore sociologico della cosiddetta terza età. In un mondo dominato dal culto della giovinezza a tutti i costi, la forza della mente supera largamente l’approccio puramente estetico.

Lo spettacolo dall’11 aprile sarà in scena a Roma al teatro Vascello, per chi fosse della zona ne consiglio caldamente la visione!

E’ necessario che le quattro storie continuino a far pensare ancora tanto.

Vorrei ora ringraziare di cuore tutto il cast, regista incluso per averci concesso alla fine dello spettacolo una bellissima intervista, spontanea e ricca di spunti su cui riflettere. Le considerazioni del gruppo e le visioni personali sono da vedere ma soprattutto da ascoltare assolutamente!

Con questo rimando tutti all’intervista che trovate qui sul sito. Scoprirete che la vecchiaia ha molto da dire!

Ilaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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