Uno che conoscevo

Uno che conoscevo

image3  Venerdì 5 Maggio abbiamo aperto il sipario del Teatro Binario7 , in occasione dello spettacolo : ” Uno che conoscevo ” per la drammaturgia e regia di Corrado Accordino, con Riccardo BuffoniniVeronica Franzosi , Valentina Mandruzzato e Chiara Tomei.

Appena il sipario si apre, siamo capovolti nella realtà della redazione di un telegiornale.
Nel mezzo di notizie in arrivo, in questa ricerca disperata della notizia di prima pagina, si scontrano animi umani, ognuno con i propri segreti, con le proprie paure.
E quella che sembra e deve essere ricerca della verità è sempre più lontana dagli ideali del vero giornalismo, sempre più vicina al soffocante narcisismo, alla competizione per assicurarsi la propria sedia , alla ricerca dell’ attenzione del pubblico.
Ricerca dell’ attenzione , ricerca di quel qualcosa che disarmi e catturi gli ascolti, a costo di allontanarsi dalla realtà vera, a costo di metterci molto , troppo del proprio, in un viaggio nella fantasia e non più nella verità.
Ricerca dell’ attenzione che non si respira, oggi, solo nella redazione di un telegiornale, non coinvolge solo gli addetti ai lavori, ma ogni singolo essere umano.
In questa lotta odierna e disarmante alla ricerca del piacere agli altri, rischiando poi di non piacere più a se stessi.
E la ricerca diventa lotta per la sopravvivenza.
Ed è l’arrivo di una stagista che complicherà ancora più tutto, aprendo quegli armadi privati dove ciascuno dei protagonisti, ciascuno di noi, nasconde dei piccoli grandi segreti. E la lotta diventerà guerra.

image2Un’ analisi accurata questa, che non cerca solo di dare una risposta all’ interrogativo di ciascuno sulla veridicità o meno di quello che i nostri occhi e le nostre orecchie sono, vuoi non vuoi, costrette a dover sentire. Qui il viaggio si spinge oltre.
Le domande aperte sono molte: dal tema della disoccupazione , a cosa si è davvero disposti a fare ed a diventare per accaparrarsi uno spazio nel lavoro, nella vita.
E parlo di interrogativi aperti perché anche lo stesso spettacolo, alla fine, ci lascia con un interrogativo e più dalle risposte multiple. Sarà la nostra coscienza a darsi una riposta, in un mondo oggi, in cui si cerca fin troppo di far notizia , di manipolarla in qualche stupido modo la vita degli altri e, poi, chissà come si reagisce quando oggetto di manipolazione diventiamo proprio noi.
Una rappresentazione volutamente dura, forse un po’ troppo priva di speranze e messaggi positivi, ma, in teatro, si deve essere pronti a far i conti con la realtà e la realtà, lo sappiamo, non sempre offre il ” vissero tutti felici e contenti “.

Vi lascio con un’ intervista realizzata proprio venerdì , prima di assistere allo spettacolo, all’ attore Riccardo Buffonini.

 

Ylenia Proietto

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